Arci e Musica

Quali interessi – musicali ed economici – ci sono dietro i circoili Arci? Perchè la fitta rete dei locali dell’associazione sembra preclusa ai musicisti modenesi? Chi decide che cosa i soci possono o non possono ascoltare? E soprattutto: cos’è cambiato nell’Arci rispetto al passato?

Sono le domande che pone Antonio Righetti, detto Rigo, ex bassista di Ligabue, cantautore, conduttore radiofonico. La sua è una lettera aperta ai vertici dell’Arci.

«Sono cresciuto in questa piccola città; ho avuto l’onore di suonare in Italia e all’estero. Tuttora faccio il musicista. È il mestiere che mi sono scelto e, in un momento di difficoltà generalizzato, con problemi enormi anche in questo settore, una riflessione dal sapore locale si impone anche alla luce di quello che sta avvenendo.Ho suonato in una miriade di situazioni diverse, dai Festival dell’Unità agli stadi, dai teatri alle parrocchie, dalle carceri alle strade, dai piccoli club alle sale di quartiere. È un mestiere meraviglioso ma difficile. L’idea del rocker è volubile: tutti sappiamo quanto è strumentalizzata dalla moda e della pubblicità. Ma questa è un’idea lontana dalla realtà. A me sta bene rischiare tutti i giorni. Quello che invece non mi piace è sapere che c’è un’associazione culturale che è espressione della parte politica che ho sempre votato che, soprattutto a Modena e provincia, ormai si è allontanata totalmente dall’idea di partenza. Vorrei porre quindi alcune domande alla direzione Arci.

Premessa. L’associazionismo ha una base di partenza nobile. Credo che attraverso l’impegno e il lavoro di una serie di persone si possano ottenere grandi risultati ma perché, mi chiedo, dovendo necessariamente fare riferimento alla mia esperienza personale, io che riesco a portare la mia musica in tutt’Italia e anche all’estero qui a Modena non suono all’interno di locali Arci? E non mi capita da 25 anni? Perché tutti i musicisti che conosco hanno questo tipo di difficoltà, dai giovani emergenti ai colleghi più affermati? Mi capita di vedere la programmazione altisonante di questi circoli, soprattutto modenesi, e da addetto ai lavori capisco che il programma viene deciso da qualche agenzia di spettacoli milanese a prescindere dal tipo di proposta. Mi sbaglio?Buona parte di questi locali sono locali commerciali a tutti gli effetti. Chiedo una risposta chiara: operano dentro o fuori dal mercato? Una domanda sulle scelte musicali: per caso, domina un’idea corporativa all’interno dei locali, fatta addirittura di certi generi musicali?

Ancora: un ragazzo che potrebbe avere un’idea diversa dalla mia e da quella rappresentata dall’Arci deve per forza associarsi a un organismo politico e sapere che lui, in quanto associato, sarà “speso” politicamente? Confesso che questo dubbio per me è motivo di grave imbarazzo. Gradirei una risposta chiara.

Quando ho tentato direttamente di sollevare la questione telefonando alla presidentessa dell’Arci di Modena, Greta Barbolini, sono stato accolto da un muro di gomma. Ho sentito frasi come: “Ah Rigo, ma so benissimo chi sei! E, dimmi, cosa posso fare per te?”. E poi: “Allora, mandami il materiale. E tu devi suonare nei locali Arci!”. Da allora non è successo niente. In attesa di risposte convincenti, mi piacerebbe sapere se qualcuno dell’Arci ha voglia di farmi cambiare idea a riguardo.

Dallo Statuto dell’Arci, citazione letterale: “L’Arci è un’associazione partecipata dai cittadini, in cui ogni socio può concorrere in prima persona ai processi decisionali”. Che fine ha fatto lo spirito di questa frase? “L’associazione non persegue fini di lucro e non è pertanto consentita la distribuzione anche indiretta di proventi, di utili o di avanzi di gestione”. Io sono qui».
03 novembre 2011

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